#SellSellSell: Se l’Imprenditore non “illumina”, il Collaboratore “si spegne”

Siamo ad Aprile. Il profumo del glicine si mescola a quello, un po’ più acre, dell’ansia da pre-stagione. Mentre le agende si riempiono, il mantra nelle hall degli hotel e tra i tavoli dei ristoranti è sempre lo stesso: #SellSellSell. Ma diciamoci la verità, per vendere non basta un software di upselling o un sorriso di plastica. Serve un’alchimia rara tra due figure che, troppo spesso, sembrano parlare lingue diverse: il Collaboratore Proattivo e l’Imprenditore Illuminato.

Al Collaboratore: Devi andare oltre il “Cosa desidera?”

Se pensate che il lavoro del receptionist sia consegnare chiavi o quello del cameriere portare piatti, siete rimasti al 1994. Il collaboratore moderno è un consulente d’esperienza.

  • Il Receptionist proattivo non aspetta che l’ospite chieda del tour in barca; legge il cliente, ne intuisce il desiderio e “vende” l’emozione del tramonto prima ancora che il check-in sia finito.
  • Il Cameriere stratega non è un portapiatti, ma un narratore che sa trasformare un’acqua minerale in un calice di riserva locale, semplicemente perché conosce il valore di ciò che serve.

Ma attenzione: la proattività non si compra al supermercato. È un muscolo che va allenato e, soprattutto, alimentato.

All’Imprenditore: La smettiamo di chiamarli “Costi”?

Qui casca l’asino (e spesso anche il fatturato). Caro imprenditore, se cerchi un talento ma offri uno stipendio che basta appena a pagare l’abbonamento a Netflix e l’affitto di un monolocale condiviso con altre sei persone, il problema non è il “mercato che manca di giovani”.

Per fare un vero #SellSellSell, l’imprenditore deve essere il primo a investire:

  1. Paghe degne: Allineate al costo della vita del 2026, non a quello dei tempi del “si stava meglio quando si stava peggio”.
  2. Alloggi dignitosi: Fornire una sistemazione per massimo due persone non è un lusso, è civiltà. Dormire in una mansarda a 40°C in tre non stimola la vendita di champagne la sera stessa.
  3. Il potere del “Grazie” (e del Bonus): La gratitudine è un ottimo inizio, ma il bonus di produzione è un miglior finale. Se il mio cameriere vende una bottiglia di vino, riconoscergli ad esempio 0,50 € per ogni tappo stappato non è un costo, è una commissione sulle vendite. È la differenza tra un dipendente che “esegue” e un partner che “vende”.

Conclusione: TROVATEVI (se ci riuscite)

Se manca uno di questi due pilastri, la struttura non vende: sopravvive. E la sopravvivenza, nel turismo odierno, è l’anticamera della chiusura.

Nel mare magnum della ricerca di personale e di aziende serie, l’augurio che facciamo a entrambi per questa stagione 2026 è quasi romantico: possiate trovarvi. Imprenditori capaci di gratificare e collaboratori capaci di entusiasmare. A tutti gli altri, non resta che godersi lo stress di una stagione iniziata col piede (e il portafoglio) sbagliato.


E voi, da che parte della barricata siete? Avete mai implementato sistemi di bonus per tappo o per upselling in reception? Oppure, come collaboratori, cosa vi spingerebbe a vendere quel “quid” in più?

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